LOGIN
inLombardia

Aspettando Fotografica

L’anno di pausa di «Fotografica» diventa così un’occasione per dare spazio allo sguardo di giovani autori capaci di interrogare il presente con sensibilità.

Continua a leggere

La mostra di Giulia Morassutti nasce da questo desiderio. Se il cuore di Fotografica è sempre stato l’essere umano, osservato nelle sue fragilità, nei suoi legami, nelle sue trasformazioni e nella sua irriducibile dignità, Giulia ne raccoglie lo spirito e lo interpreta attraverso uno sguardo personale, intimo e rigoroso. Nei suoi ritratti ogni volto diventa una soglia, una presenza che chiede di essere vista. Giulia si avvicina alle persone con attenzione e delicatezza, cercando di cogliere qualcosa che appartiene a un momento soltanto: un’espressione, un’emozione, il modo in cui ciascuno sceglie di mostrarsi o, per un istante, lasciarsi vedere. Negli spazi del Monastero del Carmine, attraversati nei secoli da vite e storie differenti, L’Attimo Fuggente ci invita a fermarci davanti a questi volti e a riflettere sul tempo e sulla relazione con l’altro. È il senso che continuiamo a dare a Fotografica: raccontare il mondo attraverso le storie delle persone e creare, intorno alle immagini, occasioni di incontro e riflessione.

L’ATTIMO FUGGENTE
Gli spazi dell’antico monastero del Carmine sono stati percorsi per cinquecento anni da passi, volti e storie diverse. Da una comunità religiosa, sino alla presenza strategica del Teatro Tascabile di Bergamo, i muri hanno respirato infinite narrazioni, e questo filo conduttore è al centro della proposta di una mostra delle fotografie di Giulia Morassutti che alle vite – incontrate, conosciute, sfiorate – vuole dare forma e durata. Se, infatti, il ritratto è l’arte di rendere visibile una presenza, il TTB compie la stessa operazione attraverso il corpo vivo di attrici e attori, ma con una differenza: il ritratto teatrale non può essere conservato, è ogni volta da rifare, ripensare, e proprio in questo risiede la sua forza, mentre gli scatti di Giulia raccontano il desiderio di fermare l’attimo, nella consapevolezza della fugacità dell’esistenza. L’attimo che fugge è quello che lo sguardo non riesce a catturare, perché spesso ci sfugge prima ancora di poterlo raggiungere. Il fotografo e il soggetto si trovano sullo stesso piano, tra loro la macchina che coglie l’istante, lo cristallizza e lo reifica rendendolo eterno. Ogni scatto di Giulia nasce da un intento preciso: il desiderio di raggiungere l’essenza della persona che le si pone di fronte, con la consapevolezza che il suo stare lì, in quel momento, è qualcosa che non accadrà più, un momento unico nella linea del tempo. I ritratti delle persone proposte, per maggior parte in bianco e nero, sono quelli di amicizie, relazioni familiari, ma anche di incontri casuali. Si tratta sempre di primi piani, quasi a confermare ciò che Ronald Barthes aveva scritto ne La camera chiara: «Il punctum di una fotografia è quella fatalità che, in essa, mi punge», (ma anche “mi ferisce, mi ghermisce”). La fatalità, infatti, qui è data dallo sguardo dell’altro, che Giulia ricerca assumendo su di sé la responsabilità del tempo che fugge. Per ogni volto lo scatto è unico, al massimo due, una scelta rigorosa imposta da una disciplina che non ammette sconti. Nei suoi scatti emerge una verità cruda, una vita ben diversa da quella che abita le riviste patinate. Per chi guarderà le fotografie, queste si porranno come scritture luminose di vite in transito, esposte – fisicamente e metaforicamente – nella loro vulnerabilità, che chiamano in causa, attraverso il loro volto, la responsabilità di chi fotografa. Che fare del volto dell’altro? Lo si può possedere, catturandolo con l’immagine, accogliere, lasciandolo apparire nella sua alterità, o creare, costruendolo attraverso l’interpretazione. Giulia lo accoglie, gli dà spazio, in una relazione a doppio senso: riconoscere l’altro, per lei, significa anche riconoscere se stessa. In una vita frenetica, caotica, frammentata, di cui non scorda la finitezza, l’artista cerca di illuminare, di dare forma, alle infinite possibilità, emozioni, vissuti di ciascuno, e la scelta del ritratto fotografico che cattura, è l’approdo di questo “obbiettivo”. Quando il famoso oratore e filosofo Cicerone usava il verbo “retraho”, da cui deriva ritratto, il senso che dava a questo termine era “strappare qualcuno a se stesso, di riportarlo alla presenza”; i ritratti di Giulia è questo che fanno. La fotografia rappresenta l’immobilità dell’attimo nel continuo divenire, un modo per consentire a un istante della nostra vita di sottrarsi alla temporalità; in questo senso la presenza di ritratti di due persone a distanza di anni racconta non solo i tempi della vita – e anche della morte – ma anche la tenuta delle relazioni come cifra fondante del nostro essere umani, e del fatto che, citando Montale, ci appelliamo proprio alla presenza di un’immagine per non “recidere quel volto”.

GIULIA MORASSUTTI
Giulia Morassutti (2000) scopre la passione per la fotografia al liceo artistico Manzù di Bergamo, che frequenta dal 2015. Diplomata nel 2019, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ma l’abbandona nel 2020 a causa del Covid, per poi trasferirsi all’Accademia Carrara di Bergamo, dove studia pittura e incisione. La sua attività espositiva inizia presto: a diciotto anni vince il primo premio (sezione licei) al “Premio don Sergio Colombo” con un’installazione e un diario di viaggio, esposti nel 2018 all’ex oratorio di S. Lupo a Bergamo. Nel 2022 partecipa alla collettiva “Qualcosa del genere” al Centro Cultura Tullio Carrara di Nembro, che le vale l’invito a una mostra monografica: nel 2023 tiene la sua prima personale, “Inside Out”, a cura di Giovanna Brambilla, nello stesso centro. L’esposizione segna l’avvio di una ricerca artistica sempre più centrata sul volto dell’altro, tema portante del suo lavoro.

Orari

10:00 – 19:00

Dove si trova

via Bartolomeo Colleoni, 21, 24129, Bergamo, BG

Informazioni relative all'accessibilità

Condividi

Copia l'URL

Contattaci

Desideri maggiori informazioni?

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
Questo campo è nascosto quando si visualizza il modulo

VisitBergamo Gift Card