PALAZZO REZZARA O CASA DEL POPOLO

Descrizione

Il disegno del grande palazzo in stile eclettico si deve a Virginio Muzio e a Ernesto Pirovano, tra gli architetti più noti attivi in quel periodo a Bergamo. A chiamare i due architetti fu l’Unione delle Istituzioni Sociali Cattoliche Bergamasche, che intendeva costruire una nuova casa per le diverse associazioni e che finanziò l’opera anche grazie ad una sottoscrizione pubblica. All’allora presidente Niccolò Rezzara è oggi dedicato l’intero complesso.

Fin dall’inaugurazione, nel 1908, trovarono posto qui anche altre attività:  un albergo, un ristorante, negozi e abitazioni, una banca e la redazione e tipografia de L’Eco di Bergamo, il quotidiano più letto dai bergamaschi. Vi era anche la sala teatro Rubini, trasformata successivamente per lasciare spazio al Centro Congressi Papa Giovanni XXIII.


Una cosa in più

Il progetto originario di Virginio Muzio venne portato a termine, dopo la sua morte, da Ernesto Pirovano che modificò il disegno delle facciate. Entrambi architetti molto noti all’epoca, hanno lavorato ad importanti interventi per Bergamo. Basti pensare al cuore di Città Alta dove Muzio fu impegnato nel disegno della cancellata che chiude la Cappella Colleoni e nella sistemazione del battistero in Piazza Duomo; mentre Ernesto Pirovano progettò, a partire dai disegni dello Scamozzi, la realizzazione della facciata del Palazzo Nuovo, che con i suoi marmi bianchi caratterizza Piazza Vecchia. Non solo, Pirovano ha anche progettato il villaggio industriale di Crespi d’Adda, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Il gusto della composizione, che viene definito “eclettico”, riprende elementi dell’arte classica e veniva spesso scelto in quel periodo per palazzi istituzionali. Ai piani superiori è comunque possibile individuare motivi floreali più vicini allo stile Liberty, che si distinguono dall’aspetto più monumentale del piano terra e del primo piano, caratterizzati da un rivestimento in pietra, dalle sculture di busti e da tre importanti portali d’ingresso.

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Il disegno del grande palazzo in stile eclettico si deve a Virginio Muzio e a Ernesto Pirovano, tra gli architetti più noti attivi in quel periodo a Bergamo. A chiamare i due architetti fu l’Unione delle Istituzioni Sociali Cattoliche Bergamasche, che intendeva costruire una nuova casa per le diverse associazioni e che finanziò l’opera anche grazie ad una sottoscrizione pubblica. All’allora presidente Niccolò Rezzara è oggi dedicato l’intero complesso.

Fin dall’inaugurazione, nel 1908, trovarono posto qui anche altre attività:  un albergo, un ristorante, negozi e abitazioni, una banca e la redazione e tipografia de L’Eco di Bergamo, il quotidiano più letto dai bergamaschi. Vi era anche la sala teatro Rubini, trasformata successivamente per lasciare spazio al Centro Congressi Papa Giovanni XXIII.


Una cosa in più

Il progetto originario di Virginio Muzio venne portato a termine, dopo la sua morte, da Ernesto Pirovano che modificò il disegno delle facciate. Entrambi architetti molto noti all’epoca, hanno lavorato ad importanti interventi per Bergamo. Basti pensare al cuore di Città Alta dove Muzio fu impegnato nel disegno della cancellata che chiude la Cappella Colleoni e nella sistemazione del battistero in Piazza Duomo; mentre Ernesto Pirovano progettò, a partire dai disegni dello Scamozzi, la realizzazione della facciata del Palazzo Nuovo, che con i suoi marmi bianchi caratterizza Piazza Vecchia. Non solo, Pirovano ha anche progettato il villaggio industriale di Crespi d’Adda, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Il gusto della composizione, che viene definito “eclettico”, riprende elementi dell’arte classica e veniva spesso scelto in quel periodo per palazzi istituzionali. Ai piani superiori è comunque possibile individuare motivi floreali più vicini allo stile Liberty, che si distinguono dall’aspetto più monumentale del piano terra e del primo piano, caratterizzati da un rivestimento in pietra, dalle sculture di busti e da tre importanti portali d’ingresso.