Bitto Dop

Bitto Dop

Descrizione

Si narra che l’origine del Bitto risalga addirittura ai Celti, popolo indoeuropeo che giunse nelle Alpi bergamasche attorno al IV- III sec. a.C.. Abili pastori ed esperti casari, per mantenere intatte le proprietà nutritive del latte nel tempo, iniziarono a produrre formaggi a lunga conservazione: il termine celto bitu significava “perenne”… e il Bitto, in effetti, rende perenne il latte, visto che viene stagionato anche oltre i 10 anni!

Pure il torrente che attraversa la Valgerola e la Valle di Albaredo, per poi sfociare nell’Adda all’altezza di Morbegno si chiama Bitto: forse perché anche le sue acque sono perpetue?


La zona di produzione bergamasca di questo formaggio D.O.P. è davvero molto ristretta e comprende solo 8 Comuni e pochissimi alpeggi sugli oltre 250 attivi.


Il processo di produzione del Bitto, come per tutti i marchi D.O.P., è sottoposto a un rigido protocollo: al formaggio di latte vaccino intero crudo è possibile aggiungere al massimo il 10% di latte caprino crudo. La lavorazione deve essere fatta in loco entro 30 minuti dalla mungitura.

Alla fine, il formaggio che potrai assaggiare sarà a pasta cotta, semiduro o duro se molto stagionato. Pensa che, se la stagionatura minima è di 70 giorni, la massima può arrivare oltre i 10anni! Dal settantesimo giorno il Consorzio di Tutela, previo controllo, appone l’apposito marchio a fuoco.

Per ottenere un formaggio così particolare, le mucche da latte devono essere alimentate con erba di pascolo degli alpeggi della zona di produzione, che può essere integrata solo con 3 kg di sostanza secca al giorno composta da mais, orzo, frumento, soia, melasso e sale pastorizio.

Il Bitto D.O.P. è eccellente gustato da solo ma fa anche da ingrediente di molte ricette dal gusto deciso: crespelle con porcini, gnocchi di castagne in salsa di Bitto, insalate, margottini (sformatini di polenta con all’interno un cuore di bitto fondente). Da provare!

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Si narra che l’origine del Bitto risalga addirittura ai Celti, popolo indoeuropeo che giunse nelle Alpi bergamasche attorno al IV- III sec. a.C.. Abili pastori ed esperti casari, per mantenere intatte le proprietà nutritive del latte nel tempo, iniziarono a produrre formaggi a lunga conservazione: il termine celto bitu significava “perenne”… e il Bitto, in effetti, rende perenne il latte, visto che viene stagionato anche oltre i 10 anni!

Pure il torrente che attraversa la Valgerola e la Valle di Albaredo, per poi sfociare nell’Adda all’altezza di Morbegno si chiama Bitto: forse perché anche le sue acque sono perpetue?


La zona di produzione bergamasca di questo formaggio D.O.P. è davvero molto ristretta e comprende solo 8 Comuni e pochissimi alpeggi sugli oltre 250 attivi.


Il processo di produzione del Bitto, come per tutti i marchi D.O.P., è sottoposto a un rigido protocollo: al formaggio di latte vaccino intero crudo è possibile aggiungere al massimo il 10% di latte caprino crudo. La lavorazione deve essere fatta in loco entro 30 minuti dalla mungitura.

Alla fine, il formaggio che potrai assaggiare sarà a pasta cotta, semiduro o duro se molto stagionato. Pensa che, se la stagionatura minima è di 70 giorni, la massima può arrivare oltre i 10anni! Dal settantesimo giorno il Consorzio di Tutela, previo controllo, appone l’apposito marchio a fuoco.

Per ottenere un formaggio così particolare, le mucche da latte devono essere alimentate con erba di pascolo degli alpeggi della zona di produzione, che può essere integrata solo con 3 kg di sostanza secca al giorno composta da mais, orzo, frumento, soia, melasso e sale pastorizio.

Il Bitto D.O.P. è eccellente gustato da solo ma fa anche da ingrediente di molte ricette dal gusto deciso: crespelle con porcini, gnocchi di castagne in salsa di Bitto, insalate, margottini (sformatini di polenta con all’interno un cuore di bitto fondente). Da provare!

Dove puoi trovare questo prodotto

Stagionalità

Il Bitto D.O.P. si produce dal 1 giugno al 30 settembre negli alpeggi dei seguenti Comuni dell’Alta Valle Brembana, in Provincia di Bergamo: Averara, Carona, Cusio, Foppolo, Mezzoldo, Piazzatorre, Santa Brigida e Valleve.

Abbinamenti

Valcalepio D.O.C. rosso riserva
Valcalepio D.O.C. moscato passito
Moscato di Scanzo D.O.C.G.

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