La Ciotola

La Ciotola

Descrizione

La famiglia Testa si dedica alla ristorazione dal 1953.

Insieme al Distretto Urbano del Commercio abbiamo incontrato Luigi e Teresa, che hanno creato il ristorante La Ciotola a metà degli anni Cinquanta.

In realtà il primo locale fu l'osteria America, creata da Luigi e Teresa rilevando un’antica osteria dell’800. Situato a pochi passi dal ristorante attuale, era un luogo che già nel nome apriva a scenari lontani e ad un fenomeno, quello dell’emigrazione, ancora molto sentito. Gli avventori erano per lo più i bergamaschi di ritorno da Svizzera, Francia, Belgio, che lì si ritrovavano per incontrare vecchi amici, aggiornarsi sulle vite dei conoscenti, bevendo vino e mangiando i piatti della tradizione.

Ci passava anche chi, diretto a Milano per lavoro, riforniva la sua “schiscetta” con il rassicurante cibo di casa.

Perché si sa che il cibo è identità e che i sapori familiari sono quelli che, più ancora dei luoghi, ti fanno sentire davvero a casa.

Oltre al cibo, all’osteria si vivevano le buone relazioni di vicinato. “Ci si aiutava tutti” dice la Signora Teresa con un pizzico di nostalgia.

“Addirittura accadeva che i clienti più affezionati si prendessero cura dei nostri figli mentre noi lavoravamo.” Era un tempo di rispetto e fiducia reciproca, e anche al mercato, che era a pochi passi da lì, gli affari si facevano “sulla parola”.

“Poi d’estate si mettevano i tavolini all’aperto. Si lavorava molto ma ci divertivamo anche tanto. Si giocava a carte, si ballava e cantava!”

Lì trovava casa anche chi era immigrato dal sud, specie gli insegnanti, e cercava occasioni per conoscere persone sentendosi un po’ meno lontano dai propri affetti.

La Signora Teresa è una donna elegante e profuma di buono. Accanto a lei due dei suoi figli, Antonella e Ferdinando, che parlano poco come fa chi è abituato a lavorare sodo più che a raccontare.

“La nostra cucina è il risultato di un gran lavoro di squadra che inizia con la scelta dei prodotti, per lo più locali, e dei fornitori con i quali abbiamo ormai rapporti che durano da anni.”

Il resto lo fanno la passione e la dedizione al lavoro. “Al ristorante c’è ancora chi ha iniziato con noi e ci tremano le ginocchia a pensare che qualcuno tra un po’ andrà in pensione e dovremo sostituirlo.”

Aggiungono poi che chi si avvicina alla ristorazione oggi ha un’immagine edulcorata del lavoro – complice la tv e alcuni programmi sui grandi chef – e molte volte le nuove leve faticano a tenere i ritmi incalzanti della cucina. “Oggi il nostro impegno più oneroso è quello di trasferire la passione a chi vuole lavorare in questo mondo.”

La signora Teresa usa spesso il termine “sacrificio” inteso come la consapevolezza di aver donato molto di sé a questa impresa, e anche Antonella ci racconta tra un sorriso e un sospiro di come lei stessa, cresciuta dando sempre una mano tra tavoli e mestoli, sia tornata “per sbaglio” al ristorante per poi scegliere di non lasciarlo più.

Eppure il nome del nuovo ristorante lo si deve proprio a lei che, al rientro da un lungo periodo di studi negli Stati Uniti, decise di importare il concetto di bowl, ciotola appunto, ricca di cibo buono e sano, anticipando di alcuni anni la tendenza in voga oggi.

Perché anche in cucina non si può mai rinunciare all’innovazione e a uno sguardo al futuro che, pur tenendo conto della tradizione, sappia cogliere il mondo che cambia e le novità del gusto e del benessere.

Innovare significa anche cercare nuove strade gastronomiche ed è qui che Ferdinando ci porta un piatto di casoncelli dolci: un dessert tutto orobico made in La Ciotola.

 

A proposito di tradizione, al ristorante ovviamente non possono mancare i piatti del territorio come i casoncelli fatti in casa, la polenta taragna con i funghi e alcune chicche rare come la trippa e la spalla cotta di Schilpario.

Nel locale, come fosse una casa, compaiono alle pareti disegni di bambini, i tanti articoli di giornali dedicati a questa storia così longeva e foto, tantissime, anche a riempire i cassetti di qualche madia.

Tra tutte quelle conservate la signora Teresa ce ne mostra orgogliosamente due: un gruppo di giapponesi che si fermarono a Bergamo per diversi giorni e che, non trovando alcuna lingua in comune, ogni sera dopo la cena disegnavano su fogli bianchi ciò che avrebbero voluto mangiare il giorno dopo; e quella di lei elegante e fiera in Campidoglio, accanto all’allora sindaco Rutelli per ritirare il premio Rita Levi Montalcini conferito a soli cento Ristoratori in tutta Italia.

Questo luogo a tratti così bergamasco ci appare molto più come un crocevia accogliente di storie, nazioni e lingue diverse, dove il buon cibo e il suo linguaggio universale danno il benvenuto a chiunque abbia bisogno di trovare almeno un po' ciò che manca di casa. Ovunque questa sia.


Continua

La famiglia Testa si dedica alla ristorazione dal 1953.

Insieme al Distretto Urbano del Commercio abbiamo incontrato Luigi e Teresa, che hanno creato il ristorante La Ciotola a metà degli anni Cinquanta.

In realtà il primo locale fu l'osteria America, creata da Luigi e Teresa rilevando un’antica osteria dell’800. Situato a pochi passi dal ristorante attuale, era un luogo che già nel nome apriva a scenari lontani e ad un fenomeno, quello dell’emigrazione, ancora molto sentito. Gli avventori erano per lo più i bergamaschi di ritorno da Svizzera, Francia, Belgio, che lì si ritrovavano per incontrare vecchi amici, aggiornarsi sulle vite dei conoscenti, bevendo vino e mangiando i piatti della tradizione.

Ci passava anche chi, diretto a Milano per lavoro, riforniva la sua “schiscetta” con il rassicurante cibo di casa.

Perché si sa che il cibo è identità e che i sapori familiari sono quelli che, più ancora dei luoghi, ti fanno sentire davvero a casa.

Oltre al cibo, all’osteria si vivevano le buone relazioni di vicinato. “Ci si aiutava tutti” dice la Signora Teresa con un pizzico di nostalgia.

“Addirittura accadeva che i clienti più affezionati si prendessero cura dei nostri figli mentre noi lavoravamo.” Era un tempo di rispetto e fiducia reciproca, e anche al mercato, che era a pochi passi da lì, gli affari si facevano “sulla parola”.

“Poi d’estate si mettevano i tavolini all’aperto. Si lavorava molto ma ci divertivamo anche tanto. Si giocava a carte, si ballava e cantava!”

Lì trovava casa anche chi era immigrato dal sud, specie gli insegnanti, e cercava occasioni per conoscere persone sentendosi un po’ meno lontano dai propri affetti.

La Signora Teresa è una donna elegante e profuma di buono. Accanto a lei due dei suoi figli, Antonella e Ferdinando, che parlano poco come fa chi è abituato a lavorare sodo più che a raccontare.

“La nostra cucina è il risultato di un gran lavoro di squadra che inizia con la scelta dei prodotti, per lo più locali, e dei fornitori con i quali abbiamo ormai rapporti che durano da anni.”

Il resto lo fanno la passione e la dedizione al lavoro. “Al ristorante c’è ancora chi ha iniziato con noi e ci tremano le ginocchia a pensare che qualcuno tra un po’ andrà in pensione e dovremo sostituirlo.”

Aggiungono poi che chi si avvicina alla ristorazione oggi ha un’immagine edulcorata del lavoro – complice la tv e alcuni programmi sui grandi chef – e molte volte le nuove leve faticano a tenere i ritmi incalzanti della cucina. “Oggi il nostro impegno più oneroso è quello di trasferire la passione a chi vuole lavorare in questo mondo.”

La signora Teresa usa spesso il termine “sacrificio” inteso come la consapevolezza di aver donato molto di sé a questa impresa, e anche Antonella ci racconta tra un sorriso e un sospiro di come lei stessa, cresciuta dando sempre una mano tra tavoli e mestoli, sia tornata “per sbaglio” al ristorante per poi scegliere di non lasciarlo più.

Eppure il nome del nuovo ristorante lo si deve proprio a lei che, al rientro da un lungo periodo di studi negli Stati Uniti, decise di importare il concetto di bowl, ciotola appunto, ricca di cibo buono e sano, anticipando di alcuni anni la tendenza in voga oggi.

Perché anche in cucina non si può mai rinunciare all’innovazione e a uno sguardo al futuro che, pur tenendo conto della tradizione, sappia cogliere il mondo che cambia e le novità del gusto e del benessere.

Innovare significa anche cercare nuove strade gastronomiche ed è qui che Ferdinando ci porta un piatto di casoncelli dolci: un dessert tutto orobico made in La Ciotola.

 

A proposito di tradizione, al ristorante ovviamente non possono mancare i piatti del territorio come i casoncelli fatti in casa, la polenta taragna con i funghi e alcune chicche rare come la trippa e la spalla cotta di Schilpario.

Nel locale, come fosse una casa, compaiono alle pareti disegni di bambini, i tanti articoli di giornali dedicati a questa storia così longeva e foto, tantissime, anche a riempire i cassetti di qualche madia.

Tra tutte quelle conservate la signora Teresa ce ne mostra orgogliosamente due: un gruppo di giapponesi che si fermarono a Bergamo per diversi giorni e che, non trovando alcuna lingua in comune, ogni sera dopo la cena disegnavano su fogli bianchi ciò che avrebbero voluto mangiare il giorno dopo; e quella di lei elegante e fiera in Campidoglio, accanto all’allora sindaco Rutelli per ritirare il premio Rita Levi Montalcini conferito a soli cento Ristoratori in tutta Italia.

Questo luogo a tratti così bergamasco ci appare molto più come un crocevia accogliente di storie, nazioni e lingue diverse, dove il buon cibo e il suo linguaggio universale danno il benvenuto a chiunque abbia bisogno di trovare almeno un po' ciò che manca di casa. Ovunque questa sia.


Accessibilità

Accessibility values

  • Bagno con maniglioni Bagno con maniglioni

Ristorante, accessibile su sedia a rotelle.

Ingresso con soglia di 2 cm, con porta a battente con apertura verso l’interno, larga 83 cm, raggiungibile da percorso coperto (breve galleria interna) a sua volta collegata con marciapiede pubblico con pavimentazione in pietra.

Tra galleria e marciapiede c’è una dislivello di 5 cm, per superare il quale su richiesta il personale del ristorante posiziona una rampa mobile di legno.

Il bagno è accessibile, si trova al piano terreno, ha porta a battente, ha spazi di manovra adeguati per un accostamento obliquo alla tazza WC, è dotato di maniglione ribaltabile a destra e maniglione fisso a sinistra del WC.
Il lavabo è alto 80 cm, regolabile in altezza, con accostamento frontale.

LOCALE E CUCINA
Il locale si sviluppa al piano terreno, propone menù della tradizione bergamasca e pizza, piatti vegetariani o per esigenze dietetiche specifiche su richiesta.

Soglia di ingresso: 2 cm 
Larghezza porta ingresso: 83 cm 
Altezza WC: 45 cm
Altezza del lavabo del locale bagno: 80 cm regolabile in altezza. 

Gallery

Specialità

Polenta taragna, casoncelli, salumi senza glutine. A richiesta piatti per celiaci.