Pare che lo stoccafisso sia entrato nella gastronomia bergamasca a seguito del dominio della Repubblica Veneta iniziato nel 1428. Le cronache narrano che Pietro Querini, nobile e ricco mercante di Venezia, durante un suo viaggio per mare naufragò su un’isola deserta delle isole norvegesi Lofoten, nei pressi di Rost il 4 gennaio 1432. Qui restò per 101 giorni  nutrendosi  di stoccafisso di cui riportò notizia al suo ritorno in Venezia.

 

In poco tempo l’utilizzo dello stoccafisso si diffuse in tutto il territorio della Repubblica Veneta, e quindi anche a Bergamo … ma attenzione … lo stoccafisso in dialetto bergamasco è chiamato bacalà, con un a c e lo si cucina mantecato, mentre  il baccalà fritto è detto bertagnì.

 

C’è un altro collegamento tra Venezia, Bergamo e lo stoccafisso. Il famoso pittore bergamasco Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio, a cui è dedicata la mostra monografica “Lo sguardo della bellezza” (Gamec Bergamo) morì nel 1528 lasciando incompiuti i ritratti dei coniugi Francesco e Paola Guerini. Francesco era discendente del “naufrago dello stoccafisso”.

 

Dello stoccafisso e dei legami con Venezia si parlerà a EXPO, presso Cascina Triulza lunedì 25 maggio ore 11,30 in un convegno dal titolo: “Da Venezia a Bergamo e ritorno: il grande viaggio dello stoccafisso … e non solo…” che si concluderà con un aperitivo a base di stoccafisso e vino Valcalepio D.O.C.